Web 2.0, più porno per tutti

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Il porno è sempre stato un modello di business studiato e apprezzato sul web: per molti anni è stato l’unico settore a funzionare davvero, a creare ricchezza e portare soldi nelle casse dei gestori di siti. Impresa fallita miseramente un po’ a tutti gli altri settori, stampa compresa, bastonata più volte quando ha cercato di introdurre un modello pay al posto di quello free. Ma i tempi delle vacche grasse sembrano essere finiti anche per il porno: col web 2.0, infatti, è scoppiata una sorta di democrazia che sta mettendo in ginocchio l’industria. Virtuale e non.

Il web 2.0 con lo user generated content, il filmino prodotto dallo stesso utente, applicato alla pornografia e diffuso dalle piattaforme di free videosharing sta mettendo in ginocchio l’intera industria del mercato del porno a pagamento, ma non certo il porno stesso. Anzi: i dati aggiornati fino a maggio 2009 parlano chiaro: la categoria adult sul web e’ ormai al 30% con il segno piu’ davanti ai siti che danno accesso gratuito ai video amatoriali continuamente aggiornati.

Siti come (versione sex di YouTube), numero uno in Italia con una quota di mercato del 10% e una crescita di 3 punti percentuali rispetto ad un anno fa, hanno 2 milioni e passa di utenti e un consumo medio per persona di circa 45 minuti al mese. Il top americano e’ AdultFriendFinder, un sito di social networking che fa incontrare persone, pubblica blog e video. Molti altri i siti free pornografici che vanno per la maggiore, come Red Tube, , Tube8 o il recente italiano Pornari.com., il social network erotico Playfulbent o WikiAfterDark, versioni hard di Wikipedia.

Perche’ pagare per vedere un porno che puoi avere su internet? Questa semplice considerazione e’ alla base della crisi del settore. L’impero di Playboy e’ in caduta libera, i cinema non esistono praticamente piu’, le riviste sono ridotte al lumicino e anche i dvd hanno arrestato il trend di crescita, vittime dell’esplosione del freeporn. Dove e’ il guadagno? I siti che raccolgono materiale porno e lo propongono gratis guadagnano anche e soprattutto attraverso i propri inserzionisti, con la pubblicita’. Un banner su un sito porno conosciuto a livello mondiale puo’ costare fino a centinaia di migliaia di al mese.

(superblog.tgcom.it)

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